Michele D'Alterio Non qui, non ora
Libreria Guida Capua dal 23 dicembre al 15 gennaio 2006
MARCO DI MAURO
Vorrei esordire con delle riflessioni sulla pittura. A volte la pittura non rappresenta ciò che si vede... diceva Paul Klee "l'arte non rappresenta il visibile ma rende visibile ciò che non sempre è visibile". Guardando i paesaggi di Michele D'Alterio io vedo due piani di lettura diversi: il primo piano è il paesaggio naturale, un secondo piano di lettura è un paesaggio interiore, tutto psicologico... è come se nelle rughe del supporto plastico, o cartaceo, si potessero leggere quelle che sono le pieghe dell'anima, le pieghe interiori, i riflessi dei propri moti interiori, e allora ecco che non è più un paesaggio naturale ma un paesaggio completamente psicologico, un paesaggio mentale.
E' significativo anche il fatto che sia stato usato quasi sempre un formato verticale, non orizzontale. Il paesaggio naturale, secondo una visione bioculare, una visione umana, è orizzontale, cioè segue la linea d'orizzonte... un formato verticale è innaturale, è irreale, perché non segue la linea d'orizzonte ma si sviluppa in verticale e, tra l'altro, proprio questo sviluppo verticale crea uno slancio, una sensazione di ascensione verso un aldilà... ecco perché il titolo: "Non qui, non ora"... quindi la tendenza verso un oltre psicologico. Formato verticale che tra l'altro richiama la pittura dell'estremo Oriente - che poi è una pittura densa di spiritualità e densa di significati ulteriori che rimandano appunto ad un aldilà, ad un altrove - e quindi ecco che il formato verticale ha una sua ragione specifica, una sua ragione d'essere che non è soltanto una motivazione estetica.
Un'altra contraddizione si nota nella pittura di Michele D'Alterio, cioè da un lato la volontà di esprimere con foga, con irruenza, quasi con violenza i propri umori, le proprie pulsioni, i propri stati d'animo, con una pittura impulsiva, materica, informale e poi dall'altro la volontà di stemperare questi umori, questi sentimenti forti, questa scarica sanguigna nelle forme morbide, delicate, armoniche del paesaggio... e questo lo vedo anche nella sua personalità... lo conosco da diversi anni, lui ha dei forti slanci emotivi, però allo stesso tempo è una persona estremamente pacata, molto ponderata, molto tranquilla. Allora ecco, nelle sue opere vedo questa stessa contraddizione: da un lato dei forti slanci, dei forti impulsi interiori e dall'altro la volontà estrema di placare questi impulsi per raggiungere un equilibrio - almeno esteriormente. Ecco, questi sono due aspetti che mi hanno colpito ed è significativo che nelle opere recentissime, in particolare "Ragione e sentimento", abbia ormai abbandonato completamente le forme del paesaggio, probabilmente per un'espressione ancora più diretta, più immediata e anche più sintetica, più icastica, dei propri contenuti, del proprio sentire. In quest'opera si vedono ancora queste due caratteristiche che convivono nella sua personalità: da un lato le linee rette, sottili, tracciate a matita che quindi esprimono il lato riflessivo, il lato pacato, sereno del suo carattere e dall'altro quella parte sanguigna, torbida, materica, informale, così pulsante, che invece esprime i suoi moti interiori, la sua volontà, i suoi slanci; e quindi ecco che vediamo la parte più forte del suo carattere che viene compressa e placata da questa parte più serena, più razionale.
Un altro aspetto ancora che mi colpisce in Michele è la ricerca sui materiali. Ogni volta che vedo suoi nuovi lavori ci sono nuove ricerche. Ha sperimentato tecniche già utilizzate da Burri, Tapiès e tende sempre alla ricerca di nuovi effetti pittorici con materiali di risulta, per esempio la plastica dei sacchetti dell'immondizia, che riutilizza riciclata con un effetto pittorico molto suggestivo.